Nicolò Zaniolo

Nicolò Zaniolo

Novembre – Week 1 – Goal Track: "QUALCOSA IN CUI CREDERE" by Marracash

Illustrazione: Lorenzo Salvalaio
Immagine: Getty Images

23 ottobre 2019. Questa è la data della svolta per la stagione di Zaniolo. Quella sera a Capello, da anni ormai opinionista Champions per Sky, durante l’intervista a Esposito, giovanissimo dell’Inter, scappa questa esortazione: “Mi raccomando, non fare come Zaniolo”. Silenzio in studio, la D’Amico che cerca subito (senza fortuna) di buttare acqua sul fuoco dicendo: “Ma no, nel senso non passare dalla Roma all’Inter” e poi polemiche su polemiche nei giorni successivi. Bene esattamente dal giorno dopo, il 22 della Roma ha iniziato a segnare a raffica. Prima il gol in Europa League con il Borussia Möenchengladbach (prossima volta lo chiamo “a German Team” come fece un pub di Glasgow che è più facile), poi, il gol decisivo con il Milan e la rete dell’1-0 con l’Udinese e, infine, è stato il primo marcatore di Roma Napoli. Spinazzola spinge sulla fascia e appoggia dietro per Zaniolo che, arrivando a rimorchio, fa uno stop orientato e tira una bordata sotto l’incrocio.  

Il ragazzo non resiste, ancora irritato dalle polemiche, e corre ad esultare mostrando il suo nome a tutto lo stadio. Il discorso di Capello, così come un tempo da allenatore, ha tuttavia colpito nel segno. Il ragazzo quest’anno aveva iniziato sottotono e gli atteggiamenti fuori dal campo ultimamente non erano super professionali. Una volta, però, sentitosi criticato personalmente Nicolò ha trovato quella motivazione in più che lo ha fatto rendere per quello che è, ossia uno dei migliori prospetti del calcio italiano. Capello ha chiuso la questione da vecchia volpe: “Io sono un ammiratore di Zaniolo, è il più forte talento che abbiamo in Italia. Forse quando ho parlato di lui ho dimenticato il nome di Kean. Io stesso ho avuto dei giovani che si sono persi, vedi Cassano“. Si può concludere dicendo che il migliore allenatore di Zaniolo in queste stagioni è stato quindi proprio Fabio Capello. Un altro talento italiano, ma più vecchio e più affermato, è Fabio Rizzo, in arte Marracash. Il 31 ottobre è uscito Persona, il quinto album del rapper di Barona. Il titolo dell’album riprende il film di Ingmar Bergman, al quale si ispira anche per la copertina, come Marracash ha raccontato in un’intervista: “Volevo un album molto più personale dei predecessori, un simulacro di me stesso che lì per lì avevo pensato d’intitolare ‘Avatar’ rendendomi conto poi però che avrebbe potuto prestarsi a fraintendimenti evocando gli omini blu del film di James Cameron. M’è venuto in soccorso Andrea Venerus suggerendomi di chiamarlo ‘Persona’ come la pellicola diretta nel ’66 da Ingmar Bergman. Non conoscendo quell’opera del regista svedese, me lo sono andata a guardare e l’ho trovata straordinariamente aderente ai contenuti di questi 15 pezzi”.  

Ingmar Bergman - Persona

Il disco è costruito come, appunto, una persona, con tutte le varie componenti del corpo. Il pezzo che abbiamo scelto è lo scheletro del disco cioè QUALCOSA IN CUI CREDERE con Gué Pequeno, compagno di mille avventure. Il brano, che fa ritornare alla mente quel super album che era Santeria, parla del momento di crisi di Marra in questi ultimi anni. In un’intervista Fabio racconta perfettamente cosa c’è dietro questo pezzo: “Dopo Santeria ho avuto la consapevolezza che oggi c’è poco in cui credere. Nessuno crede a quello che ti dicono i politici o a quello che leggi sul giornale. Stiamo assistendo a un crollo di tutto ciò che è stato sacro, compreso il “fatti i cazzi tuoi”. Sono andato in crisi, non sapevo più per chi combattere. Anche il motore della mia musica, l’aspetto sociale, è ormai molto meno sentito. L’appartenenza è morta. Mi sono sentito senza una missione da compiere e se non ho qualcosa che mi motiva per me è difficile anche alzarmi dal letto”. Marracash, come ha dichiarato lui stesso, con questo disco è stato ucciso da Fabio che, diventando protagonista dell’album, ha lasciato da parte il personaggio.