Apparate e Luis Muriel

Muriel & Apparat: I Giovani Favolosi

Canto notturno dei pastori erranti della Colombia e della Germania

Nel 2011 chi non si struggeva sentendo Goodbye di Apparat, famosissima electro ballad di The Devil’s Walk, magari sperando che la fidanzata che l’aveva lasciato tornasse da lui? E come talvolta accade che una ex ci ripensi, anche Luis Muriel e Apparat in questo 2019 sono tornati sui loro passi.

For neither ever, nor never
Goodbye Goodbye – Apparat

Il primo, dopo una piccola parentesi in cui sembrava aver detto addio all’Italia, trasferendosi in Spagna al Siviglia per 20 milioni (acquisto record per la squadra andalusa), è tornato a gennaio in Italia per risolvere la scarsa vena realizzativa della Fiorentina, vero tallone d’Achille della prima metà della stagione dei viola.

Il secondo ritorna a pubblicare un disco solista a 6 anni dall’ultimo dopo la fruttuosissima esperienza Moderat con i Modeselektor.

L’ultimo disco di Apparat era stato, infatti, Krieg und Frieden. Scritto per la rappresentazione teatrale di Guerra e Pace di Sebastian Hartmann, il disco si muove tra ambient e dream pop, elettronica e classica senza tuttavia conquistare la critica e il pubblico. Questo Lp, infatti, rappresenta più una fase di passaggio dell’artista e riesce a raggiungere la sua massima espressione una volta trasposto nella colonna sonora de Il Giovane Favoloso di Mario Martone con Elio Germano (sempre con lo stesso regista, Apparat ha appena vinto il David di Donatello per la colonna sonora di Capri-Revolution). Rieditati apposta per la pellicola, i brani, come Light On, si sposano perfettamente con il biopic sulla vita di Leopardi, garantendo un’atmosfera quasi magica agli episodi di vita del poeta ambientati tra Recanti e Firenze.

Ed è proprio nella città del giglio che Luis Muriel è tornato a masticare il calcio italiano. Dopo le diverse maglie vestite in Serie A (Lecce, Udinese, Sampdoria), con svariati alti e bassi, il colombiano sembra essere tornato per lasciare il segno e trovare la sua dimensione da campione e leader tecnico che tutti si immaginavano appena sbarcato in Italia. La Fiorentina che, strappandolo al Milan, lo ha pagato circa un milione per il prestito e lo riscatterà sicuramente per 12/13 milioni è già stata ripagata della fiducia e dell’investimento con 8 gol in 12 partite, 6 in campionato e 2 in Coppa Italia. Il 29 dei viola, così, è a soli cinque gol dal suo record stagionale con un club in soli 3 mesi e tenendo questo ritmo sembra proprio che possa facilmente battersi (fantallenatori siete autorizzati a toccarvi).

Muriel, anche per gli addetti ai lavori, sembra nel periodo migliore della carriera e, infatti, è tornato a riecheggiare il paragone blasfemo, sentito all’inizio della sua esperienza in Italia, con Ronaldo “il fenomeno. Un esempio di questa affinità con il brasiliano è il gol al Franchi contro la Sampdoria, sua ex squadra. Siamo sull’1-1, la palla gli arriva all’altezza del centrocampo, stop di tacco con cui salta il primo giocatore e tocco per superarne anche un secondo, poi la corsa per arrivare fino alla porta dove incrocia col destro e batte Audero. Andrea Marinozzi nel commentare la partita su Sky urla: “Campione! Bravissimo!”.

Sempre a proposito di paragoni, il giovane Luis, in Colombia, è soprannominato dai suoi amici Valenciano. Questo pseudonimo prende spunto dal suo primo idolo Ivan Valenciano, grande attaccante colombiano del Deportivo Cali, squadra di cui Muriel è tifoso ed è stato calciatore. Tuttavia, possiamo dire che Muriel abbia di gran lunga superato il suo modello di gioventù andandosi ad inserire tra i talenti che la grande fucina colombiana ha prodotto in questi ultimi anni come James Rodriguez, Duvan Zapata o Juan Cuadrado.

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Recuerdos #DeporCali

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Sempre a proposito di a.k.a., Apparat è lo pseudonimo di Sascha Ring. Tuttavia, in questo caso, l’origine di questo nome, è molto meno accattivante di quella di Muriel. L’artista, in un’intervista del 2011, spiegava che quando è nato, un po’ per caso, il suo progetto aveva bisogno di un nome e aveva pensato ad Apparat solo perché iniziava per “a” e ciò gli avrebbe permesso di comparire per primo negli elenchi degli artisti; la scelta, quindi, derivava da una necessità pratica senza nessun speciale percorso creativo.E qui il livello di hipsteria involontaria è molto alto.

Tornando ai giorni nostri, il 22 marzo è uscito LP5, quinto disco in studio di Apparat, e proprio riguardo al titolo, su Instagam, l’artista ha dichiarato: “L’ho chiamato LP5 perché non volevo scrivere titoli del cazzo con una storia dietro da raccontare. È solo musica e nient’altro.” Come abbiamo anche visto prima, sembra proprio che lo sforzo creativo riguardo i nomi non interessi a Sascha.

Andando ad analizzare l’ultimo album, il percorso creativo di Apparat risulta diverso e sembra una commistione di suoni provenienti dai suoi dischi precedenti: una spruzzata di archi di Kreig und Freid e una spruzzata di cantato di Devil’s Walk. Questo album, come i suoi altri Lp d’altra parte, si allontana molto dal sound techno berlinese e, infatti Sascha, intervistato su questo argomento, dichiara: “Con la techno ho una storia di odio ed amore. Fino ai venticinque non ascoltavo altro, ero praticamente all’oscuro di tutto il resto. Poi ho scoperto che c’era tantissima altra musica...”.

Una delle migliori tracce del disco è CARONTE. Questa canzone, intitolata come il famoso traghettatore di anime dantesco, parte lenta con la sua voce accompagnata da archi e arpe della Czech Studio Orchestra e poi esplode nella parte finale con i sintetizzatori. È il simbolo dello stile di questo Lp; la sintesi perfetta tra l’animo classico ed elettronico dell’artista che ricorda vagamente Thom Yorke e i Radiohead.

Apparat, tra il 5 e il 7 aprile suonerà in Italia a Napoli, Bologna e Milano, quindi per chi volesse fare un salto a vederlo consiglio di non perdere l’occasione. Lo stesso weekend, Muriel giocherà Fiorentina-Frosinone e in questo caso credo che l’occasione, a meno che non siate tifosi della Fiorentina o abbiate Luis al fantacalcio, sia più facilmente perdibile.

Immagini: Getty Images