Liam Gallagher e Mario Balotelli

Mario Balotelli & Liam Gallagher: Why Always Me?

Forse in un futuro parellelo gli Oasis sono i nuovi Beatles e Balotelli ha vinto il pallone d’oro. Forse.

Illustrazione: Eleonora Friselli

I personaggi di cui di solito parliamo, calciatori e artisti, hanno varie cose in comune ma difficilmente hanno davvero qualcosa in comune. Bene, stavolta è diverso. Balotelli e Liam Gallagher, oltre ad avere lati caratteriali molto simili, hanno condiviso momenti di gioia e sofferenza per ben 3 anni, ovvero le stagioni di militanza di Mario al Manchester City. Liam, infatti, come noto a tutti, è un grandissimo tifoso dei Citizens e quel periodo, quello delle prime grandi vittorie degli azzurri di Manchester con Mancini, l’ha segnato. 

Uno dei momenti più gloriosi è stato il derby vinto 6-1, a Old Trafford, contro lo United di Ferguson.

È il 22 ottobre 2011. Milner, ora bandiera del Liverpool ma ai tempi al City, mette a centro area una palla perfetta e SuperMario la piazza con il piattone nell’angolino. 1-0. Liam esulta in modo esagerato sul divano di casa, poi toglie gli occhiali da sole per vedere meglio l’esultanza del numero 45. Mario è immobile in mezzo all’area, si è tolto la divisa e sfoggia una maglia azzurra con scritto: “Why Always Me?”.

Dietro quel messaggio c’è la risposta di Balo agli attacchi dei tabloid, nei suoi confronti, dopo l’episodio dell’incendio a casa sua, durante una festa, la settimana prima. Ma il messaggio sulla maglietta racconta molto di più.

Les Chapman, magazziniere di quel periodo al City, svela qualche segreto in più di quel momento: “Mario era un ragazzo sveglio ma che amava fare cos’è imprevedibili e bizzarre. In quel periodo faceva freddo e spesso i giocatori indossavano una maglia sotto la divisa chiedendomi di personalizzarla. Chiedevano per lo più messaggi per la famiglia, come gli auguri per il compleanno della mamma. Mario viene prima del derby e mi chiede due o tre cose da poter mettere, io le leggo e gli rispondo che non può perché sono particolarmente offensive. Lui se ne va. Torna dopo qualche ora e mi dice <perché non la ribaltiamo e facciamo diventare me il soggetto della cosa, scrivi why always me?>.

Sarà un caso ma l’ultimo disco di Liam Gallagher si chiama Why Me? Why Not, avrà chiesto un consulto a SuperMario?

A noi, tuttavia, non interessa il Liam degli ultimi anni perché preferirei tornare a quello dei tempi d’oro, quello di quel capolavoro che è (What’s the Story) Morning Glory?,  quello ero solito fare delle “Balotellellate”.

Capita, ad esempio, che durante la registrazione di Don’t Look Back In Anger, Liam, che non era in studio in quel momento, vada a sbronzarsi in un pub. Una birra tira l’altra e così, da sbronzo, decide di invitare 30 persone della città di Monmouth (in Galles dove c’era lo studio di registrazione) a vedere la registrazione. Questa cosa fa impazzire Noel. Dopo aver cacciato tutti, iniziò a rincorrere il fratello sbronzo con una mazza da cricket interrompendo le registrazioni del disco non solo di quel giorno ma per ben due settimane.

Ma la storia dei litigi tra i due fratelli è parte integrante del dna della band. Liam ama ricondurre il tutto ad un episodio della loro adolescenza, quando ancora i due condividevano la stanza: “Una notte sono tornato in stanza molto nervoso, non trovavo l’interruttore della luce, quindi ho pisciato sul suo stereo. Penso che tutto sia nato lì”.

Tornando a Mario, se aprite il dizionario di Treccani alla voce Ba, scorrendo le parole, troverete questo: balotellata s. f. (scherz. iron.) Gesto, comportamento, trovata, tipici del calciatore Mario Balotelli. I comportamenti sopra le righe di SuperMario hanno portato a un nuovo neologismo nel dizionario italiano.

Il suo periodo al City è costellato di “balotellate” e chi subito maggiormente le conseguenze delle intemperanze di Mario è stato proprio colui che l’ha lanciato in Italia e l’ha voluto a Manchester, cioè: Roberto Mancini.

Il rapporto tra Balo e il Mancio, un po’ come quello tra i fratelli Gallagher, è stato un continuo di alti e bassi. L’anno del titolo in Premier, Mario, al secondo anno ai Citizens, segna 17 gol in tutte le competizioni, 13 in campionato, e gioca ad altissimi livelli ma già dall’estate comincia ad aver delle frizioni con Mancini. In un’amichevole contro i Los Angeles Galaxy, Balotelli si trova solo davanti al portiere e, invece di segnare con un facile tocco, fa una veronica e un tacco e butta la palla a lato. Dzeko al suo fianco non ha parole. Roberto Mancini, imbestialito, corre a chiamare Milner (se siete stati attenti sapete già chi è, per gli altri è quello dell’assist di inizio articolo) e lo fa entrare subito. Mario esce a testa bassa ma, una volta arrivato in panchina, inizia a battibecchare con il suo allenatore.

Recentemente 433 (il blog) ha ripostato questo “errore” di Mario su Instagram e lui ha, finalmente, spiegato il motivo del tacco commentando: “Bastardi! Pensavo di essere in fuorigioco”. Mancio che facciamo? Gli crediamo?

A proposito di panchine che scottano, torniamo nel 1996, con gli Oasis che devono registrare i loro pezzi in acustico per il programma MTV Unplugged. Già nei giorni precedenti al live, le prove procedono male e Liam sembra in pessima forma: non si cambia da tre giorni, è sfatto e si lamenta di un forte mal di gola. Si arriva così al giorno del live e, per concludere l’opera, il cantante si presenta completamente ubriaco al soundcheck. La band decide, quindi, di salire sul palco senza di lui con Noel che lo sostituisce e che annuncia al pubblico: “Liam non canterà stasera perché ha un forte mal di gola”. All’inizio tutto procede bene.

Durante il prosieguo del concerto, però, tutt’a un tratto si sente Noel esclamare: “Stai zitto”. La telecamera smette di inquadrare il palco e si sposta sugli spalti dove indugia su Liam. Il più giovane dei Gallagher sta seguendo il concerto, come se fosse in panchina a vedere la partita, dagli spalti e oltre a bere e fumare decide bene di insultare il fratello e la band creando un imbarazzo generale. È una delle prime crepe della band che resisterà in modo precario fino alla rottura definitiva nel 2009 quando Noel dirà: “Non posso lavorare un singolo giorno in più con Liam”.

Liam Gallagher e Mario Balotelli sono credo i casi per antonomasia di genio e sregolatezza. Entrambi sono stati due talenti purissimi: il primo è da sempre stato il frontman per eccellenza, il secondo, sin dagli inizi all’Inter, ha mostrato delle qualità fenomenali. Ma questo non basta, anzi quando manca la testa passa in secondo piano. Sarebbe stato bello concludere l’articolo dicendo: Mancini richiama Mario in nazionale per gli Europei e Liam e Noel riunite gli Oasis e fate un ultimo tour. Invece no è giusto che sia finita così. Don’t look back in anger.