Mac DeMarco e Antonio Cassano

Antonio Cassano & Mac DeMarco – Sigarette e Real Madrid

Gioventù, psicosi e vizi di un canadese e un barese

Due figure sono in attesa di entrare nell’ufficio di uno dei migliori psicologi in circolazione. Dopo qualche minuto di attesa, la segretaria li fa entrare.

“Buongiorno” dicono entrambi in coro. “Buongiorno” risponde il professore con un tono più serio. Una volta seduti, mentre il dottore sta sfogliando delle carte dal significato indecifrabile sulla sua scrivania, uno dei due prende coraggio e, con un lievissimo accento barese, chiede: “Ao dottò, non ci faccia attendere, qual è la sua diagnosi?”

Il professore si prende un attimo di pausa, schiarisce la voce e risponde: “Antonio e Mac, dopo le nostre sedute degli ultimi mesi, posso dire con certezza che avete entrambi il Complesso di Telemaco”.

Il Complesso di Telemaco, secondo la psicologia, descrive quella sensazione di abbandono che accompagna i figli che, per qualsiasi motivo, sono cresciuti fin da piccoli senza una figura paterna al loro fianco. Questa sindrome, prende il nome del figlio di Ulisse e Penelope, Telemaco, che ha vissuto per anni senza il padre, disperso nei mari, scrutando l’orizzonte alla ricerca della sua nave. 

Così anche i due protagonisti dell’articolo, Mac DeMarco e Antonio Cassano, hanno vissuto fin da giovani senza padre e sono stati cresciuti da “madri single”. Non vi è certezza se questo abbia inciso profondamente sulla loro carriera ma sicuramente è un qualcosa che li ha accompagnati per larga parte della loro vita, sia negli errori sia nei successi.

Giovane Mac DeMarco
Giovane Antonio Cassano

Il primo, Mac DeMarco, viene da una famiglia di musicisti, la madre era una cantante dell’opera mentre il nonno era sassofonista, e aveva iniziato a sviluppare questa passione sin dalla scuola suonando nel tempo libero con la sua prima band i Meat Cleavers, una jock rock band, come li definisce ora il cantante canadese. Mac, poi, ai tempi del liceo, ha iniziato a cambiare parecchi gruppi. Uno di questi erano i Sounds of Love, band dalle sonorità R&B, ma il cantante canadese non prendeva la cosa seriamente e suonava con la sola idea di fare colpo sulle ragazze. Volevo solo farne parte. C’erano molte band lì. Non avevo nessuno scopo specifico. Solo successivamente suonare mi ha dato uno scopo nella vita, perché poi avevo deciso di farlo solo per me e non per qualcun altro“. 
La svolta arriva nel 2008, Mac si diploma e decide di trasferirsi a Vancouver per continuare a lavorare sulla sua musica. Esce, così, il suo primo progetto “
Makeout Videotape“.

Anche per Cassano la sua passione ha radici profonde nel passato. Antonio nasce il 12 luglio 1982, il giorno dopo la vittoria degli azzurri al Mondiale in Spagna. Suo padre, in chiara estasi post Italia – Germania, voleva chiamarlo Paolorossi, tutto attaccato. 

Poi, sin da quando aveva 5 anni, come dice mamma Giovanna, si spaccava le scarpe giocando a pallone, anche perché, spesso, non c’era una palla e si giocava con delle lattine di Coca–Cola. Ma sua mamma lascia il figlio divertirsi il più possibile: «L’unica preoccupazione era andarlo a recuperare per strada. Non si stancava mai di giocare, anche quando aveva sfondato le scarpe a forza di prendere a calci il pallone

Tutto inizia alla Pro Inter di Bari, con colui che l’ha scoperto, Tonino Rana e subito molti club si avvicinano a questo talentuosissimo ragazzino. Come racconta Tonino: «Vederlo toccare la palla era una delizia. La accarezzava, non la colpiva. A nove anni l’ho portato a fare un provino alla Fiorentina, mi hanno detto: è troppo piccolo, ne riparleremo. E’ stato a Interello, di anni ne aveva undici, Marini lo aveva scelto. Poi è cambiato presidente, Moratti ha messo Mariolino Corso alla guida del settore giovanile e mi è stato detto che i ragazzi li prendevano solo dalla cintura milanese. Il Parma ci aveva addirittura mandato un contratto. Alla fine, è rimasto a Bari».

Per 13 milioni Cassano passa al Bari. Da lì tutta la trafila delle giovanili fino all’esordio in Serie A a 19 anni e il magico gol all’Inter che lo mette sotto i riflettori di tutta Italia.

Entrambi, nonostante le loro carriere fossero all’apice, erano schiavi dei vizi. Forse schiacciati dalla loro stessa fama e ricchezza, i due si sono rifugiati in alcuni tra i più banali peccati dell’uomo. D’altronde, anche loro, son pur sempre uomini prima che artisti e calciatori.

Mac, in un’intervista recente, è tornato sui suoi problemi di alcolismo: “Non so se io lo faccia per fare il personaggio. Sono un alcolizzato selvaggio. Il mio alcolismo deriva dall’ansia di suonare dal vivo. Non bevo davvero quando sono a casa. Io non vado nei bar. È una cosa che faccio solo “al lavoro”, il che la rende una cosa fottutamente stupida. Era l’unico modo per andare in tour, dormire tutti i giorni sui pavimenti, fare tutti i viaggi; sei sfinito e l’alcol è un energizzante. Ora mi sto avvicinando ai 30 e i postumi della sbornia durano due giorni. Sono sicuro che alla gente piaccia ancora l’idea che Mac sia un ragazzo chiassoso, fottuto, puzzolente e festoso. Sono stato così e forse lo sono ancora.”

Gennaio del 2006. Cassano, in scadenza di contratto con la Roma e in pessimi rapporti con la dirigenza, riceve una chiamata a casa sua da Ernesto Bronzetti, uno dei più grandi intermediari del calcio europeo: “Ciao Antonio, come stai? Vuoi andare a giocare nel club più grande della storia?”. Antonio rimane stranito: “Quale sarebbe?”. Ernesto sospira e risponde: “Beh’ ovviamente il Real Madrid”. Cassano, con il suo classico savoir faire“Ma va a …”.

Ed è così che inizia l’esperienza di Antonio a Madrid. Un momento davvero buio della carriera dell’attaccante barese. Il tutto parte con la presentazione e Antonio che si mostra ai tifosi con un giubbotto che tamarro è dire veramente poco. Poi iniziano i veri problemi, Antonio non si allena, mangia e ingrassa ed è sempre fuori la sera in cerca di ragazze a Madrid. Anni dopo è lui stesso, con tanto rammarico, a raccontare i suoi errori: “Le opportunità con le ragazze io lì le ho sempre avute. Ero Cassano, il giocatore del Real. Se avessi fatto qualsiasi altro mestiere non mi avrebbe filato nessuna, nemmeno mia madre! Sono un tipo, ok, ma non bello”. E, poi, c’era anche il cibo: “Al Real sono arrivato a pesare 95 chili. E per me il peso ideale sarebbe 83 perché sono alto 1,75. Avevo un amico lì a Mirasierra, alle 10 mi portava in appartamento tutto il cibo che volevo. L’unica sfortuna era che quando si giocava fuori casa lui non ci fosse! Ciò di cui mi pento di più nella mia carriera è l’addio al Real Madrid.”

Ma è proprio dopo il Real, con il trasferimento alla Sampdoria, che Antonio trova la sua isola felice. Magie, gol e assist e forse il periodo migliore in assoluto della sua carriera trascinando insieme a Pazzini la Samp a un quarto posto miracoloso nel 2010. Garrone, ex presidente della Sampdoria, era come una figura paterna per lui, il padre che non aveva mai avuto e come in tutte le famiglie capita che ci siano anche dei litigi. Accade tutto un giorno nell’ottobre 2010. Arrivò l’ennesima “cassanata” della carriera. Per non andare a ritirare un premio a Sestri Levante, Antonio finì a litigare con Garrone, la persona che più aveva puntato su di lui, e ad abbandonare la squadra di cui era l’idolo indiscusso. Anche con il suo “secondo padre” Antonio aveva rotto ogni rapporto.

E, sempre sul rapporto padre-figlio, è anche il disco più bello di Mac DeMarco: This Old Dog. Un album molto più maturo rispetto alle precedenti produzioni che si muove tra il folk-pop (My Old Man), suoni Lo – Fi (Sister) e psichedelici (On The Level) e le contaminazioni soul (One More Love Song) e di bossa nova (Dreams From Your Yesterday) raccontando il suo rapporto con i suoi famigliari: la madre, la sorella, la sua fidanzata Kiera e appunto il padre. In un’intervista, ai tempi dell’uscita dell’album, Mac, proprio a proposito del padre, aveva dichiarato: “ Ho uno strano rapporto con lui. Penso che sia un pezzo di merda. Ma resta pur sempre mio padre.”

This Old Dog, terzo album in studio del canadese, è stato così un grande successo che ha lanciato Mac DeMarco e qualche mese fa, dopo due anni, è stato pubblicato Here Comes The Cowboy, quarta fatica del cantante.

L’8 luglio Mac, proprio per il tour di promozione del nuovo album, suonerà a Milano, al Circolo Magnolia, e, se per caso vi trovaste anche voi lì, buttate un’occhio alla zona “food” e immaginatevi di vedere un barese dai piedi d’oro che si gode la cena e il concerto.

Illustrazione: Eleonora Friselli