Salmo e Radja Naingolann

Radja Nainggolan & Salmo: Fizos de Sardinnia

Ajò, Radja e Lebonwski sono pronti a spezzarvi le braccine come Nico di Aldo, Giovanni e Giacomo

Illustrazione: Eleonora Friselli

Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e campioni di luoghi comuni.

Non sapevo proprio come iniziare la presentazione dei due protagonisti di quest’articolo e, provando la carta delle ricerche su Google, sull’argomento sardi mi sono imbattuto in tanti luoghi comuni, soprattutto sul carattere scontroso e testardo degli stessi. Addirittura, ho trovato degli studi che, rifacendosi ad alcuni testi antichi, raccontavano che erano stati un po’ i Cartaginesi a farli diventare così e un po’ il carattere selvatico della loro vita che gli impediva di avere un buon carattere. Sin dal VI secolo a.C., infatti, i sardi erano stati costretti a rintanarsi nell’entroterra per difendersi dalle occupazioni e la vita bucolica non aveva fatto che peggiorare il loro modo di vivere.

Forse a questo punto state controllando se stiate leggendo Enter the Var o una delle pagine finali di Novella 2000 ma stavolta partiamo da questa banale premessa caratteriale, si potrebbe dire alla Lombroso, per presentare i due personaggi protagonisti dell’articolo: Salmo, sardo per davvero e Radja Nainggolan, sardo di adozione, capaci di incarnare in parte le caratteristiche tipiche degli isolani. 

Il primo, Maurizio Pisciottu da Olbia, in arte Salmo, ha iniziato la carriera con una lunga gavetta, passando di crew in crew, tra le sperimentazioni rap metal, punk e stoner rock, oltre alle demo soliste Sottopelle” e “Mr. Antipatia”. Lo stesso rapper racconta: “Quando avevo sedici anni ero preso in giro da tutti perché portavo i pantaloni larghi ed ero in fissa con le rime. Avevamo una piccola crew: c’era chi cantava, chi faceva il dj, chi era in fotta con la breakdance – anche se poi non ballava mai – e i facevo io graffiti. Ho iniziato così con le mie prime rime”. 

Il collettivo più di spicco, di quel periodo di Salmo, erano i To Ed Gain, gruppo hardcore, che si era ispirato al nome di un serial killer americano del secondo dopo guerra, con cui partecipò anche all’Heineken Jammin’ Festival del 2008. 

Dal lato opposto della Sardegna, a Cagliari, sempre in quegli anni, un belga semisconosciuto è approdato ai rossoblù, dopo l’esperienza in B con il Piacenza. Nainggolan, agli esordi solo uno dei classici cognomi da incubo per i telecronisti, è partito malissimo nella sua esperienza rossoblù. In una delle prime partite, viene buttato nella mischia al 62esimo, da un Allegri d’antan, e con due gialli in pochi minuti viene rispedito subito sotto la doccia. Un episodio che, per un giocatore giovanissimo, potrebbe troncare la carriera ma il presidente Cellino si fida del suo acquisto e decide di riscattare Radja. All-in perfetto. Nainggolan diventa una stella della Serie A e qualche anno dopo si trasferisce alla Roma. 

Ma torniamo all’incipit, i due personaggi devono parte della loro fama anche alla loro testardaggine e mancanza di peli sulla lingua. 

Salmo quest’estate ha catalizzato l’attenzione con il “dissing” sui social con Luchè, rapper napoletano. Se per caso foste tra i pochi che non hanno sentito di questa “faida” tra i due, perché eravate troppo occupati a fare il bagno e spalmarvi la crema in spiaggia, vi siete persi un grande episodio trash e ve la raccontiamo noi. Tutto parte da questo post di Salmo: “A cinque settimane dall’uscita Machete 4 è ancora il disco più venduto in Italia. Playlist dopo 9 mesi è ancora nella top 5. Facile raggiungere la prima posizione, difficile restarci. Funziona così! So che può dare fastidio e chiedo scusa per la sboronata, ma questi sono i due migliori album usciti tra 2018/2019”, in pieno stile  Salmolebon. Luchè non ci sta e posta un commento, sotto la foto di Instagram con quelle parole, rispondendo per le rime: accusandolo di aver dei beat brutti, avergli copiato un pezzo e in sostanza di aver fatto quelle vendite più per marketing che per reale bravura. Il commento, però, scompare e i due si danno colpa a vicenda della cancellazione. Parte il finimondo su Instagram e i due si fanno svariate accuse a vicenda: sei scarso nei live, prendi per il culo i napoletani, Fedez 2.0 e così via. Il tutto sembrava portare a un bel dissing ma per ora niente. Tanto rumore per nulla. 

Anche Nainggolan è un esperto di uscite senza filtri. Quasi sempre, però, il suo mirino è stato puntato verso una squadra: la Juventus. Celebre un video amatoriale in cui Radja, ubriaco e con la sigaretta in mano, ripreso da un tifoso con il telefono ai tempi della Roma, diceva: “Odio la Juve da quando sono nato. Anche quando ero a Cagliari odiavo la Juve a prescindere, avrei dato le palle per vincere con loro con il Cagliari”. 

Anni dopo, un più saggio Nainggolan, tornando su quella storia, è diventato più pacato: “Vero ho detto che odio la Juventus ma solo come simbolo di forza calcistica. Mi ha sempre stimolato giocare contro squadre più forti e provare a batterle. 

Il 2019, per entrambi, è stato un anno di grandi ritorni al passato. Il Ninja è tornato a giocare al Cagliari e Salmo ha pubblicato un altro disco con la sua crew, la Machete. 

Il primo, escluso da Marotta e Conte a inizio estate dal progetto Inter, ha scelto di tornare a Cagliari rifiutando il Suning in Cina e la Fiorentina, le altre due grandi pretendenti del nuovo centrocampista rossoblù. Il belga, appena arrivata l’ufficialità del suo ritorno a Cagliari, si è presentato così: “La vita è un viaggio e come ogni viaggio arriva il momento in cui cercare un porto sicuro. È lì che decide il cuore e il mio appartiene a Cagliari, alla Sardegna. Con questa maglia addosso sono cresciuto, ho lottato e ho sofferto. Ora sono pronto per nuove battaglie. Sono tornato a casa, la mia casa”. 

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Ready for it...💪🏻💪🏻 like old good times...

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Anche Salmo è tornato a casa, più precisamente a casa Machete. Il 5 luglio, a 7 anni di distanza dal primo Machete Mixtape, è uscito il quarto capitolo. Lo schema è sempre lo stesso: una super compilation rap che parte dalla base di rapper della Machete Crew. Stavolta, però, con Salmo completamente a capo del progetto, la cerchia dei rapper ospiti in questo disco si è estesa parecchio, forse troppo, arrivando fino ad artisti del calibro di Ghali, Fibra, Marracash e Massimo Pericolo. E in questo caso Luchè forse c’ha visto lungo perché il disco sembra più un’operazione commerciale piuttosto che un grande prodotto come i precedenti 3 capitoli (ma non dite che l’abbiamo detto se no poi dobbiamo rispondere con una storia). Ma, giustamente, dopo il successo di Playlist e di questo disco a Salmo non gliene frega niente e ci risponderebbe come scriveva sotto il post incriminato da Luchè: “Fanculo”.